In the name of the olive. A truly global tree. Sergio Ramazzotti
Non c’è un altro albero come l’ulivo. Nessun’altra pianta è stata al centro di altrettante leggende, è stata cantata da tanti poeti e dipinta da tanti artisti (Van Gogh disse: “è un duro lavoro catturarne l’immagine, ora è argenteo ma dopo un momento diventa più azzurro, ma insieme è verde con una punta di bronzo che contrasta il giallo, il rosa, il blu-viola, l’ocra bruno…”), ha ricevuto altrettanta attenzione fin dai tempi più remoti. In decine di culture, il ramoscello d’ulivo è stato ed è ancora simbolo di pace, di fede, di forza, d’integrità o di trionfo. Nessun’altra pianta ha saputo parlare un linguaggio così universale, che per seimila anni – ossia da quando è documentata la presenza dei primi ulivi sull’isola di Creta – ha accomunato le genti e le fedi in una sorta di social network preistorico alimentato da miti, tradizioni, cerimonie, divinità, buon cibo, unguenti, profumi e parecchia moneta sonante. Ed è in un ulivo che le tre grandi religioni monoteiste trovano qualcosa che le affratella, la sola, oltre alla figura del capostipite Abramo, col potere di parlare a oltre la metà della popolazione del pianeta – a tanto ammonta il totale dei loro fedeli – nel linguaggio ecumenico, e volendo politico, delle comuni radici.
Sergio Ramazzotti, nato a Milano nel 1965, è autore di centinaia di reportage da tutto il mondo, apparsi sulle principali testate italiane e internazionali. Le sue fotografie sono state esposte in numerose mostre personali in Italia e all’estero. È uno dei fondatori dell’agenzia fotogiornalistica Parallelozero. Ha pubblicato il bestseller Vado verso il capo (Feltrinelli), Carne verde, La birra di Shaoshan, Afrozapping-Breve guida all’Africa per uomini bianchi (tutti con Feltrinelli), Liberi di morire (Piemme), Tre ore all’alba (DeAgostini), Ground Zero Ebola (Piemme) e i volumi fotografici Inde e Chine (Éditions du Chêne), Afghanistan 2.0 (Leonardo International) e I Love Mary (Francesco Mondadori). Tra il 2008 e il 2011 è stato protagonista dei documentari Buongiorno Afghanistan (di cui è anche uno degli autori) e Sos Lampedusa, entrambi per Sky Italia. Nel 2017 ha scritto e diretto il docufilm Baraccopolis, per Sky Atlantic. È stato uno degli otto fotografi italiani protagonisti della serie Fotografi, otto documentari sul fotogiornalismo prodotti da Sky Arte nel 2012-2013.Ha vinto il premio fotografico International Photography Awards di Los Angeles nel 2005, e due volte (2005 e 2010) il premio di giornalismo “Enzo Baldoni” della Provincia di Milano.