Luisa Menazzi Moretti (Udine, 1964) all’età di tredici anni lascia l’Italia per trasferirsi con parte della sua famiglia in Texas, dove frequenta le scuole e l’università. In quegli anni segue corsi di fotografia prediligendo lo sviluppo e la stampa in bianco e nero.
Ritorna a vivere in Europa, si laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne all’Università degli Studi di Udine, lavora a Londra per poi trasferirsi in Italia dove ha vissuto a Bologna, Roma, Venezia e Napoli. In anni recenti ha trasformato la sua passione per la fotografia conferendole progettualità e dedicandosi all’attività espositiva ed editoriale. Tra le mostre si segnalano Dieci anni e ottantasette giorni, un lavoro sulla vita dei carcerati nel braccio della morte in Texas presentato alla Robert F. Kennedy International House of Human Rights a Firenze (2024), al Ma.Co.F – centro della fotografia italiana – a Brescia (2023), al Museo Santa Maria della Scala di Siena (2017) all’European Month of Photography (EMOP) di Berlino (2016); Io sono, un progetto sui rifugiati, ospitato al MUDEC di Milano (2021), al Palazzo delle Arti di Napoli (PAN), al Museo Nazionale di Palazzo Lanfranchi a Matera e al Museo Archeologico di Potenza (2018); Solo, ospitato al MATA nell’ambito del Festival della Filosofia di Modena (2019); Somewhere, Villa Manin, Udine (2016); Tre Oci tre mostre, Fondazione Tre Oci, Venezia (2015); Words, Forum Universale delle Culture, Napoli (2015), Galleria Civica Tina Modotti, Udine, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Pordenone (2014); Cose di natura, un progetto per la Galleria d’Arte Moderna di Genova (2014). Suoi libri sono stati pubblicati da Artem, (Far Fading West, 2023), Giunti Editore (Io sono/I Am, 2017), Contrasto (Ten Years and Eighty Seven Days, 2016), Gente di Fotografia (Somewhere, 2016) e ancora Artem (Cose di natura / Nature’s Matters, 2014 e Words, 2013). Tre progetti dell’autrice, Dieci anni e ottantasette giorni, Io sono e Casa mia – un video dedicato ai bambini dei Quartieri Spagnoli di Napoli dove l’artista vive parte dell’anno – sono stati premiati con quattro menzioni d’onore dall’International Photography Awards di New York. Ricordo, rivedo è l’ultimo progetto di Luisa Menazzi Moretti per la mostra Il Vittoriale delle Italiane che verrà esposta al Vittoriale nell’ambito della programmazione di Brescia Photo Festival 2024.
Ho incontrato persone arrivate nel nostro Paese alla ricerca di una vita migliore. Insieme a moltissime altre sbarcano e si confondono nell’indistinto afflusso di uomini e donne senza volto e senza storia. Non sappiamo nulla di loro. Da dove vengono, chi sono? Li vediamo da lontano. In televisione, su internet, paiono tutti uguali. E’ difficile riuscire a concepire il loro essere innanzitutto individui prima che migranti. Hanno alle spalle culture differenti che mai avrebbero voluto abbandonare, se non fossero stati costretti, rischiando la vita, a fuggire dalla guerra, dal terrorismo, dalle persecuzioni politiche e religiose, dalla fame. Afghanistan, Pakistan, Siria, Nepal, Libia, Gambia, Nigeria, Senegal, Egitto, Congo, Mali, Costa d’Avorio, Eritrea, Etiopia, questi sono i luoghi d’origine. Ho ascoltato i loro racconti, fitti di eventi e così interessanti da poter tutti singolarmente essere trama di un libro; ho pensato di affiancare ai loro ritratti venti volumi, uno per ogni storia, non ancora scritti, con le pagine bianche e la copertina come dedica fotografica alle singole storie.
“…la Migrazione è legata strettamente ai Diritti, a ciò che noi siamo. …Questa faticosa, lenta rincorsa a trasformare i Diritti in realtà è la storia splendente e tragica dell’occidente. Li abbiamo garantiti tra noi, sconfiggendo i totalitarismi Rossi e Neri, ma li abbiamo annunciati anche agli altri, come la Buona Novella. Senza questa storia non siamo nulla. Siamo soltanto oggetti che abbiamo inventato per il nostro comodo o per distruggerci con maggior lena. I migranti ci ponevano la domanda: ma allora mentivate sui Diritti? Nasconderli non basterà a sollevarci dall’obbligo di rispondere”. Domenico Quirico, per “Io Sono”