Alain Licari. Sono nato in Francia, ho vissuto alcuni anni in Spagna e Attualmente vivo a New York City. Fotografo autodidatta, mi ispiro alla fotografia umanistica e sociale in bianco e nero e anche particolarmente di grandi maestri come Raymond Depardon, Sebastiao Salgado e Mary Hellen Mark, Dorothy Lange o Eugene Smith. Il mio lavoro fotografico è essenzialmente articolato sulle questioni relative alla migrazione e alla diversità sociale e culturale del continente americano. Fotografo la vita quotidiana delle comunità che sono per volontà o forza ai margini del sistema. Attraverso queste storie individuo, metto in dubbio l’attualità e i nostri modi di vivere. Il mio approccio fotografico è simile a quello del documentario nella misura in cui mi prendo il tempodi produrre la mia serie, per tornare regolarmente ai luoghi fotografati. Questo mi permette di approfondire il soggetto, esplorarlo da diverse angolazioni e osservarne l’evoluzione a lungo termine. Ma sono anche legato alla produzione di una fotografia estetica donando una particolare cura nell’inquadratura e nella composizione.
You Wall. Our Lives. «Costruiremo il muro» è stato l’impegno durante la campagna del presidente Trump, e fino ad oggi, ogni settimana, ogni giorno, gli Stati Uniti ascoltano un fragoroso annuncio o a minaccioso messaggio della Casa Bianca sulla politica migratoria del paese.
Ma il muro tra gli Stati Uniti e il Messico è stato reale sin dalla presidenza Clinton: Una recinzione metallica divide gran parte della frontiera tra i due paesi. Questo muro è una realtà per molti cittadini americani e messicani. Nell’estate del 2017 ho seguito il confine tra Stati Uniti e Messico, dal Pacifico nell’Atlantico. Ho viaggiato in autobus per 2.100 miglia. Da entrambe le parti degli Stati Uniti e del Messico, ho preso immagini di “The Wall”, protagonista principale del mio progetto.
Con questo portfolio, mostro la vita intorno a questa costruzione – quella familiare e quella singolare – e le conseguenze sul vite delle persone che la circondano. “The Wall” ci racconta storie di questa violenta drammatica frontiera, su una linea di demarcazione, che è allo stesso tempo reale e illusoria.
Ha partecipato all’edizione 2019