Cristina De Paola (1995, Uggiano la Chiesa). Si laurea in Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Nel 2020 realizza la mostra personale Finis Terrae, a cura di Emma Zanella, presso il Museo MA*GA,Gallarate. Nel 2021 partecipa alla rassegna di cinema e video PROGETTO SPAZIO VOLTA OPEN CINEMA, presso Spazio Volta, Bergamo. Nel 2022 espone a ReA! Art Fair, alla Fabbrica del Vapore, Milano. Nel 2023 espone nelle mostre collettive: Combat Prize al Museo Civico Fattori di Livorno; Parla del Tuo Villaggio #3, a KORA Contemporary Arts Center, Castrignano de’ Greci e ImageNation Paris / Just Women Collective, alla Galerie Joseph Le Palais, Parigi.
Il Mare di Enea. La ricerca prende il nome da un’insenatura situata a Porto Badisco (Puglia) descritta nell’Eneide come il luogo in cui l’eroe virgiliano sia approdato per la prima volta in Italia. Attraverso una commistione di miti, racconti popolari e leggende, Il mare di Enea diviene un luogo immaginario, protagonista di incontri e scambi tra identità e culture differenti.
Paola Shiamtani ha scritto (Translation by Arnold Braho): “Le giornate raffigurate nella grotta in Il Mare di Enea (2022 – in corso) appaiono umide. Il titolo del progetto fa riferimento a Enea, figlio di Afrodite e Anchise, che sarebbe arrivato per la prima volta in Italia proprio in questa insenatura che porta il suo nome. L’artista, addentrandosi in uno spazio ristretto, una grotta che richiama l’insenatura, colloca nella scena tenebrosa un oggetto luminoso che ha la forma di una iconografia popolare salentina. In questo luogo vuoto, un tempo, c’era solo la notte. L’installazione effimera viene successivamente documentata grazie ad una fotografia che ne rivela un’altra apertura oscura, dall’interno dell’architettura naturale. La scena si illumina parzialmente, nel tentativo di comunicare le qualità intangibili e le caratteristiche culturali dello spazio, ma anche la sua ruvida consistenza e fisicità, raramente viste, De Paola propone una nuova lettura del luogo senza tempo: la luminaria che ha le sembianze di un fiocco di neve è distesa brillante al terreno, generando calore intorno a sé. Questi ornamenti vengono utilizzati per decorare strade o feste tradizionali delle città: ora l’ambiente silenzioso e desolato della grotta viene elettrizzato. Con il passare del tempo, la memoria della terra di Cristina De Paola si trasforma, mentre un’abbondanza di strati interpretativi e narrativi si accumula lentamente, contemporaneamente “rumori, suoni e dolci arie”1 non cessano di saturare la costa.”