Mara Scampoli. Psicologa psicoterapeuta, ha iniziato lo studio della fotografia come espressione personale e come strumento di ricerca nel campo delle relazioni umane, approfondendo nel tempo lo studio della fotografia documentaria. Ha studiato con diversi fotografi documentaristi e fotogiornalisti, fra cui Giovanni Marozzini, Riccardo Bononi, Luigi Baldelli, Paul Lowe, Ziya Gafic. Nel 2019/20 frequenta il Master in fotografia documentaria con Davide Monteleone. Ha effettuato diversi fotoreportages in campo sociale, producendo nel 2015 un reportage sulle conseguenze del genocidio di Srebrenica. Negli anni successivi ha documentato la crisi migratoria lungo i confini europei, raccontando i luoghi non formali di accoglienza ed i nodi critici del percorso migratorio. Ha effettuato reportages sulla “Jungle” di Calais, seguito dal lavoro sulla “Casa dei diritti Don Gallo”, un centro occupato da migranti in Padova, proseguendo con il “City Plaza” di Atene, un hotel occupato da rifugiati ed attivisti. Collabora con realtà associative in progetti di empowerment sociale attraverso l’uso del mezzo fotografico e della tecnica Photovoice. I suoi reportages sono pubblicati su diverse testate giornalistiche ed esposti in mostre collettive e personali presso diverse città italiane.
Mixed. Il progetto mira a documentare un fenomeno sociale che è legato indissolubilmente a quello dell’immigrazione in quanto fatto strutturale che lentamente modifica scenari linguistici, etnici, religiosi: i matrimoni misti. l’Istat, nello specifico, intende come coppie miste quelle formate da un cittadino italiano per nascita e un cittadino straniero o italiano per acquisizione. L’etichetta “coppia mista” è legata al concetto di differenza come costruzione culturale relativa ad un determinato contesto storico e sociale. In tempi in cui l’immigrazione viene rappresentata come un fenomeno emergenziale piuttosto che come un’inevitabile evoluzione sociale, la diffusione della coppia mista rappresenta direttamente la capacità di inclusione piuttosto che di segregazione del processo migratorio da parte della cultura di accoglienza. Il progetto è tutt’ora in corso, a partire dalla città di Padova. Ho scelto di rappresentare le coppie attraverso il ritratto ambientato, in luoghi da loro individuati come affettivamente significativi. L’obiettivo ultimo è quello di mettere in discussione il concetto stesso di “mixité” mostrandone tutta l’artificiosità, rivendicando l’assoluta unicità di ogni essere umano e di ogni unione.