Nuovo inventario dei menhir salentini. Giuseppe Fanizza. 200 pagine in bianco e nero. ShowDesk editori
Un viaggio fotografico, con pellicola in bianco e nero e banco ottico, alla scoperta degli antichi menhir ancora presenti nel Salento contemporaneo, accompagnato dai testi di Francesco Careri e Filomena Ranaldo.

Questo inventario elenca, ordinati per longitudine da oriente a occidente, i menhir che ho fotografato in Salento tra il 2021 e il 2022. Sono pietrefitte stratificate, spesso cristianizzate, inglobate in aiuole, rotonde e arredi urbani, assediate dalla contemporaneità ma non vinte: basta la loro energia di pietre a suscitare da secoli – da millenni secondo alcuni – il rispetto e la cura da parte delle comunità locali e a trasformare luoghi casuali in posti precisi. Come spilli conficcati su una mappa, i menhir servono a non perdersi, rispondendo a una innata volontà collettiva di comprendere una natura altrimenti indecifrabile e orientarsi nel “caos del mondo”. Rispecchiandosi nella sagoma lontana di un menhir, il viandante misura i passi necessari per raggiungerlo: definisce lo spazio e il tempo e così capisce il paesaggio che attraversa.

Giuseppe Fanizza (1979) si occupa di fotografia dal 2009 alternando progetti fotografici documentari, workshop di racconto fotografico e dispositivi relazionali, sempre con un focus sul paesaggio e sulla sua trasformazione. Insegna fotografia presso NABA (Nuova Accademia di Belle Arti, Roma) e CFP Bauer Milano. Ha realizzato e presentato progetti fotografici e video presso Laboratorio di Sociologia Visuale dell’Università di Milano Bicocca, Fondazione Forma per la Fotografia (Milano), Careof (Milano), Festival dei Popoli (Firenze), Fondazione Southeritage (Matera), Silesian Museum (Katowice, Poland), Sky Arte, Zollamt (Bad Radkersburg, Austria), Spazju Kreattiv (La Valletta), VSMSLab (Nicosia, Cipro). Le sue fotografie sono state pubblicate su L’Espresso, LaRepubblica, La Stampa, National Geographic Italia, Hearst Magazine e Gruppo 24 Ore.
Francesco Careri (1966) è architetto e Professore Associato presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Roma Tre, dove è Direttore del Master Studi dell’Ambiente e del Territorio / Environmental Humanities e membro del collegio di Dottorato in Paesaggi della Città Contemporanea. È co-fondatore di Stalker / Osservatorio Nomade. Il suo libro Walkscapes ha avuto una grande fortuna internazionale ed è stato tradotto in cinque lingue. Dal 2009 al 2015 è Direttore del laboratorio di ricerca LAC – Laboratorio di Arti Civiche. Dal 2017 è responsabile scientifico insieme al Prof. Giovanni Caudo del Laboratorio di Città Corviale. Dal 2022 è delegato del Dipartimento di Architettura per la Terza Missione, relazioni con la società civile (innovazione e trasferimento tecnologico). Tra le sue pubblicazioni principali: Constant. New Babylon, una città nomade, Testo & Immagine, Torino 2001; Walkscapes. El andar como pràctica estética / Walking as an aesthetic practice, Editorial Gustavo Gili, Barcellona 2002, trad.it. Walkscapes. Camminare come pratica estetica, Einaudi, Torino 2006; Stalker /Savorengo Ker. Dal campo nomadi alla casa di tutti, Linaria, Roma 2015; Pasear, detenerse, Gustavo Gili, Barcelona 2016, Sao Paulo 2017; Stalker On / Campus Rom, Altrimedia edizioni, Matera 2017, con Lorenzo Romito; Nomadismo Architettura Ospitalità. Esperienze e azioni dal camminare al CIRCO, Bordeaux Edizioni, Roma 2020, Hospedarsse, Puente editores, Barcelona 2023.
Filomena Ranaldo (1968), archeologa di formazione, si occupa della diffusione e l’organizzazione dei gruppi preistorici e dei cambiamenti ambientali in Italia meridionale nel corso del Paleolitico. Dal 2011 coordina indagini archeologiche in diversi siti paleolitici del litorale neretino e progetti di ricerca e di valorizzazione, collaborando con strutture di ricerca e con pubbliche amministrazioni. È membro del team di ricerca impegnato nelle indagini e nello studio del sito di Grotta Romanelli (Castro LE) per conto di Sapienza – Università di Roma e collabora allo studio di contesti preistorici non pugliesi. Nel 2016 ha progettato e curato l’allestimento del Museo della Preistoria di Nardò, del quale è tuttora direttore scientifico. In tale ruolo, in sinergia con l’Ente di gestione del Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio – Palude del Capitano, ha attivato il progetto di studio e di valorizzazione del Distretto della Preistoria di Nardò quale contesto di rilevanza scientifica internazionale e coordina le attività del Laboratorio dell’Ecomuseo dell’Archeologia Costiera di Nardò. Tra le principali collaborazioni avviate per conto della struttura museale vanno menzionati: Department of Biological Sciences, University of Alberta (Edmonton – Canada), University of Tübingen Institute for Archaeological Sciences (Germany), Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Dipartimento di Scienze della Terra, Sapienza Università di Roma e il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna.

