Una Cantata dei pastori che è il vero Lume tra le ombre di Patrizia Varone

Un classico che non smetterà di stupire. Uno spettacolo per ridere e commuoversi, dove anche il pubblico ha il suo ruolo. È la “Cantata dei pastori. Per la nascita del verbo umanato” con Peppe Barra riportata in scena, come ormai ogni Natale, al Teatro Trianon di Napoli.

Ripartiamo dall’origine. Scritta nel 1698 dal gesuita Andrea Perrucci con lo pseudonimo di Casimiro Ruggero Ugone, e pubblicata con il nome “Il vero Lume tra le ombre”, per contrastare i rituali con cui il popolo festeggiava il Carnevale e il Natale, la “Cantata dei pastori” assunse questo titolo nella metà dell’ottocento. La storia che racconta ha come protagonista Razzullo, uno scrivano napoletano inviato dall’imperatore a Betlemme per il censimento, mentre la Vergine Maria e Giuseppe vagabondano in cerca di un posto dove alloggiare per partorire. La presenza di Diavoli ostacola continuamente la coppia, fino all’intercessione dell’Angelo che consente la venuta al mondo del Redentore. La tradizione popolare volgarizza nel tempo la rappresentazione originale, inserendo canzonette, scene da farsa, commedia dell’arte ed introducendo un altro personaggio, che fa da contraltare a Razzullo, il deforme Sarchiapone, un gobbo ladro e bugiardo che nel praticare l’arte di arrangiarsi, non teme i Diavoli.

Nella “Cantata dei pastori” che va in scena al Teatro Trianon ogni venerdì, sabato e domenica fino al 4 gennaio 2026, Peppe Barra ha riadattato il testo di Andrea Perrucci insieme al regista Lamberto Lambertini, mentre sulla scena nei panni di Razzullo, è affiancato da un Sarchiapone interpretato da Lalla Esposito, un omaggio a Concetta Barra. “La nostra Cantata – illustra Lamberto Lambertini – vuole mettere al centro la lingua, la musica, la storia della città di Napoli, l’unico luogo al mondo dove sia stato possibile creare, e conservare così a lungo, uno spettacolo dal genere indefinibile, un unicum teatrale, frutto di secoli di devozione: uno spettacolo che è, allo stesso tempo, colto e popolare, comico e sacro, profondo e leggero, commovente e divertente per un pubblico di grandi e di piccini; uno spettacolo all’antica, dove, sulle tavole scalcagnate, i guitti impersonavano più ruoli, in una girandola di travestimenti che diverte il pubblico».

Peppe Barra nei panni di Razzullo è inarrivabile con accanto Lalla Esposito che non perde un colpo, entrambi in scena per circa due ore in compagnia di Luca De Lorenzo nei panni di Armenzio e Demonio, Massimo Masiello che rappresenta Ruscellio e Diavolo oste, Antonio Romano invece mette in scena Cidonio e San Giuseppe, Rosalba Santoro è l’Angelo e Federica Totaro diventa sia Benino che la Madonna. Anche il pubblico ha il suo ruolo, come tradizione vuole. Infatti si battibecca con i protagonisti, si commenta ad alta voce, si ride a squarciagola o piange commossi. “La Cantata dei Pastori” al Teatro Trianon è uno spettacolo che, pur non tradendo l’ambientazione storica, è capace di sollecitare il pubblico, di catturarlo e trascinarlo come parte integrante di una rappresentazione inobliabile.

Le musiche di Giorgio Mellone sono eseguite dal vivo da Pasquale Benincasa alle percussioni, Giuseppe Di Colandrea al clarinetto, Agostino Oliviero al violino e mandolino e Antonio Ottaviano al pianoforte. L’allestimento è firmato da Carlo De Marino, per le scene, e Annalisa Giacci, per i costumi, con le luci di Luigi Della Monica. L’aiuto regia è di Francesco Esposito mentre l’organizzazione di Chiara Guercia.