Focus su Mario Giacomelli. 28 aprile 2022 – 17 luglio 2022. Magazzini Fotografia, Napoli – Italia.
La fotografia poetica, malinconica e profonda di Mario Giacomelli (1925-2000) è protagonista dell’approfondimento dedicato al fotografo marchigiano negli spazi di Magazzini Fotografi a partire dal 28 aprile 2022. Fotografie, videoproiezioni, photobooks sono gli strumenti attraverso i quali Focus su Mario Giacomelli intende restituire il ritratto di uno degli autori più significativi del Novecento. In collaborazione con l’Archivio storico Marini.
Per meglio comprendere il percorso e la poetica di Giacomelli, sarà proiettato in sala il documentario di Lorenzo Cicconi Massi, prodotto da Contrasto, dal Titolo “Mi ricordo di Mario Giacomelli” del 2011, che, attraverso interviste ad amici e colleghi, ricostruisce il profilo dell’artista e dell’uomo.

Mario Giacomelli nasce il 1° agosto 1925 a Senigallia e a nove anni resta orfano di suo padre. Nel 1950 decide di aprire una tipografia, luogo di incontro di artisti, critici, studiosi e appassionati. Nel 1953 inizia a scattare le sue prime fotografie, prima sulle spiagge marchigiane poi con ritratti di parenti, colleghi e gente della sua cerchia amicale atteggiati in pose teatrali. Nel ’55 vince il prestigioso Concorso Nazionale di Castelfranco Veneto, dove Paolo Monti, nella giuria, denomina Giacomelli “l’uomo nuovo della Fotografia”. Negli anni immediatamente successivi realizza le serie Lourdes (1957), Scanno (1957/59), Puglia (1958), Zingari (1958), Loreto (1959), Un uomo, una donna, un amore (1960/61), Mattatoio (1960), Pretini (1961/63), La buona terra (1964/66). Continuando con la sua ricerca, il Giacomelli inizia a chiedere ai contadini di creare con i loro trattori precisi segni sulla terra, agendo direttamente sul paesaggio da fotografare: un’anticipazione della Land Art americana degli anni ’60 e ‘70. Dagli anni ’60 a metà ’90 crea serie a colori (Paesaggi, Nature morte, Astratte, Al molo) in modo sperimentale ed eccezionale rispetto alla mole della sua produzione in bianco e nero. Nel 1966 conosce Alberto Burri, con cui instaura un’amicizia profonda e dalla cui arte informale è profondamente ispirato, tanto che alla fine degli anni ’50 e fino agli anni ’70, Giacomelli stesso realizza centinaia di opere pittoriche. Nel ’78 partecipa alla Biennale di Venezia con fotografie di Paesaggi e nel 1980 Arturo Carlo Quintavalle scrive la prima monografia dedicata al fotografo marchigiano (Mario Giacomelli, Feltrinelli, Milano 1980). Negli anni ’90 l’irrequietezza di trovare poesia nella vita e per la vita, lo spingono ad avventurarsi nello spazio astratto di Territorio del linguaggio (1994), e delle foto Astratte e Tavole astratte (anni ’90), di Polverari e Bando. (1997/99). Alcune delle sue immagini sono diventate simbolo riconosciuto della ricerca fotografica italiana nel mondo. Noto in particolare per i suoi scatti in bianco e nero dai forti ed intensi contrasti, il segno che contraddistingue la fotografia di Giacomelli si indentifica nella sua capacità di adoperare l’antitesi tra questi due colori per mutare la forma e la consistenza dell’immagine. La fotografia reale e surreale dell’autore si distingue inoltre per la totale assenza di soggetti preferenziali: Giacomelli coltivò per tutta la sua carriera una forte curiosità passando da un tema all’altro, ma con un occhio sempre attento alle persone ed ai paesaggi. «La fotografia mi ha aiutato a scoprire le cose a interpretarle e rivelarle. Racconto la conoscenza del mondo, in una architettura interiore dove le vibrazioni sono un continuo fluire di attimi, di avventure liberanti come espressione totale dove sento tutta la completezza della mia esistenza». Mario Giacomelli muore il 25 novembre 2000 dopo un anno di malattia, lavorando fino all’ultimo alle sue fotografie, nella creazione delle serie: Questo ricordo lo vorrei raccontare (2000), La domenica Prima (2000).

