Dark Waters. Kristine Potter. fino al 14 dicembre 2024. Micamera, Milano – Italia

Stati Uniti meridionali. Dark Waters è ambientato in questi luoghi e avvolto in un alone di mistero. Le acque del titolo, scure e cupe, sono quelle dei fiumi e dei laghi di queste regioni e portano nomi segnati dalla violenza, come il torrente Murder Creek o il fiume Bloody River. Potter attraversa le regioni più orientali, risalendo il corso dei fiumi. Usa la fotografia per mettere in evidenza il legame tra natura e leggenda, il condizionamento reciproco tra ambiente e cultura: la natura alimenta un clima culturale – e questo, a sua volta, proietta le proprie paure sui luoghi della natura.

Al centro di questo lavoro è la consapevolezza che le narrazioni di violenza contro le donne rappresentano una parte sostanziale del nostro consumo culturale. Cosa significa questo per le donne, che impatto ha sulla loro vita? Potter utilizza simbolicamente le murder ballad – letteralmente ballate assassine, siamo nel solco della tradizione country –  e in particolare le canzoni in cui si narra di donne uccise da uomini e poi abbandonate nei fiumi o in mezzo ai boschi.

Alcune di queste canzoni sono grandi successi che continuano a essere eseguiti e registrati; raccontano storie di crimini realmente accaduti e narrati anche al cinema, in televisione, nei podcast. Le fotografie di Dark Waters attingono a due linguaggi diversi: da un lato quello documentario, dall’altro quello delle immagini costruite. Laddove i due linguaggi si intersecano le differenze non si distinguono quasi più: sono increspate come la superficie dell’acqua, opache come l’identità femminile quando è sommersa dalle narrazioni della violenza, costretta a occupare lo spazio liminale tra realtà e immaginazione. Costantemente vigile, perennemente esposta.

In questo gioco tra realtà e immaginazione il lavoro di Kristine Potter, pur immerso nel contesto degli Stati Uniti meridionali, trova corrispondenza universale. Dark Waters diventa un appello alla consapevolezza e al cambiamento a favore dell’esercizio di una forza inarrestabile come la marea, per allontanarci dalle persistenti correnti della violenza, verso un orizzonte in cui queste non esistano più, finalmente relegate al passato.

Kristine Potter (1977) è un’artista di Nashville, Tennessee, il cui lavoro esplora gli archetipi maschili, il paesaggio americano e le tendenze culturali verso la mitizzazione del passato. La sua prima monografia Manifest è stata pubblicata da TBW Books nel 2018. La sua seconda monografia Dark Waters è stata pubblicata da Aperture nell’estate del 2023. Potter ha ricevuto la Guggenheim Fellowship nel 2018 e il Grand Prix Image Vevey per il 2019-2020. Le opere di Potter sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private, tra cui quella dell’High Museum of Art, del Georgia Museum of Art, dello Swiss Camera Museum e della Foundation Vevey. Potter è attualmente professore associato di fotografia presso la Middle Tennessee State University.