HOME. Giancarlo Pradelli. fino al 15 giugno 2024. Alessia Paladini Gallery, Milano – Italia.

«Tempus edax rerum – Il tempo che tutto divora» (Ovidio, Metamorfosi, XV, 234). In mostra una selezione di 20 immagini di Giancarlo Pradelli, tratte dalle serie “Home” (2012), “Mattoni sparsi” (2020) e “Solidi” (2023). Esperto di fotografia in bianco e nero, ritrattistica fotografica ed insegnante di fotografia, Giancarlo Pradelli si dedica da lungo tempo alla fotografia di architettura e paesaggi, con particolare attenzione al connubio fra rudere e natura. La sua ricerca non è però motivata dal ricordo nostalgico di spazi abbandonati e neppure da un intento di documentazione ruinistica, bensì dal desiderio di fermare nel presente quel che resta di antiche costruzioni funzionali, poi cadute in disuso e quindi abbandonate. Spesso ridotti a muri crollati, i precari resti di case, di chiese e di torri, sprigionano una forza strutturale che lo affascina: braci della presenza umana ancora accese che tentano di opporsi all’azione inesorabile della natura. Trasfigurati dalla caducità della materia questi relitti di edifici, provenienti da un passato storico, danno vita ad un’opera nuova che integrandosi nel paesaggio circostante va assumendo una dimensione estetica originale. Ispirato da Paolo Monti, Luigi Ghirri ed altri interpreti della fotografia italiana, Pradelli immortala paesaggi che paiono congelati nel tempo e che trasmettono un forte senso di solitudine. Con le sue foto, l’artista dona memoria eterna a ciò che ormai era stato dimenticato. L’uso e l’essenzialità dei “non colori”, del bianco, del grigio e del nero, prediletti dall’artista, permette allo spettatore di astrarsi e di riflettere sul valore della fotografia del paesaggio, da ciò che è visibile a tutti fino alla propria dimensione spirituale.

Le parole dell’artista descrivono al meglio il processo creativo ed il significato più profondo delle sue fotografie:

Home (2012) – Nella pianura emiliana sopravvivono ancora costruzioni di matrice agricola, prive di attrattiva spettacolare: sono case abbandonate e casolari immersi nel silenzio, accumunati f ra loro dallo stato di “rudere”. Testimoni di una civiltà rurale ormai scomparsa, queste strutture architettoniche, realizzate con materiali poveri ma resistenti, vago ricordo del loro aspetto originario, hanno assunto con il trascorrere inesorabile del tempo una nuova condizione di grazia e dignità. Ho privilegiato la centralità della composizione per coglierne la spazialità nel contesto paesaggistico, ponendomi a una distanza tale da leggerne sia gli elementi costitutivi sia i singoli paramenti murari.

Mattoni sparsi (2020) – Dopo circa dieci anni dalla realizzazione di Home ho deciso di approfondire il tema del connubio fra i resti di architetture sparse nella campagna emiliana e l’azione corrosiva della natura, in assenza di presenze umane. Ridotte a muri crollati queste architetture abbandonate hanno acquistato una forma nuova e originale, destinata nel tempo a ulteriori inevitabili trasformazioni.

Solidi (2023) – Lungo le coste ci sono edifici isolati cilindrici o a pianta quadrata che hanno vegliato sul mare per secoli: sono le torri costiere, anche chiamate “torri di guardia” o “torri di avvistamento”. Nate con l’obiettivo di contrastare i pericoli che arrivavano dal mare, queste sentinelle individuali facevano parte di un sistema di protezione dalle antiche origini, ma che vide il suo periodo più importante tra il XVI e il XVIII secolo. La loro funzione istituzionale e difensiva cessò nella prima metà del XIX secolo, alcune di queste torri furono utilizzate senza pietà per diverse funzioni, con interventi che ne alterarono parzialmente l’aspetto originale. Ho preferito concentrare il mio interesse solo su alcune di quelle torri costiere che miracolosamente sono sopravvissute al pericolo per cui sono state costruite. Battute dal vento del mare, dalle onde e dalla salinità che ha inesorabilmente modificato la loro struttura, riducendole a uno stato di rovina, queste antiche vedette del mare hanno mostrato una straordinaria forza di sopravvivenza: sono ancora braci accese che si oppongono all’azione inesorabile della natura, rivelando nella loro fragilità una resistenza ostinata.

Giancarlo Pradelli nasce a Modena nel 1966. Già insegnante di fotografia presso l’Istituto d’Arte della sua città, si è trasferito in America per alcuni anni col fine di approfondire la tecnica del bianco e nero e del ritratto presso alcuni importanti studi di Boston e di New York. Con Five Continents Editions ha pubblicato Eolie (2005), Pierluigi Ghianda (2006) Home (2012), Temples (2021).
Diverse fotografie sono apparse su prestigiosi magazine internazionali e italiani, come: Life, The Times, Corriere della Sera, La Stampa, Photo, Classic Voice. Sue immagini sono presenti in varie collezioni pubbliche, fra cui: Galleria Civica di Modena, Centro Studio e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, Bibliothèque Nationale de France a Parigi.