Ilaria Feoli è nata ad Avellino nel 1995 e consegue il Diploma Accademico di I livello in Pittura e il Diploma di II Livello in Fotografia, presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Le principali mostre personali sono nel 2021 Ilaria Feoli – Ivan Piano: è l’ora del nostro morire. (Lineadarte Officina Creativa di Napoli, Italia). Le principali mostre collettive sono nel 2019 1° Premio al Premio Gianluigi Parpani “Il Mondo in Tasca” per Carte de Visite contemporanea (Museo della Stampa e Stampa d’Arte Andrea Schiavi di Lodi, Italia); nel 2020 Sine die (Palazzo della Cultura di Catania, Italia); nel 2021 Patras Art Festival (Notio Parko Patras, Patrasso, Grecia); Et Cetera-ISOLATION: 15 Italian young photographers (Cappella barocca e Sala capitolare dell’IIC di Praga, Repubblica Ceca); nel 2022 MIRRORS (Sala Campolmi/ Biblioteca Lazzerini, Prato, Italia), Premio Utopie di Bellezza, (“Le grotte” di Palazzo Bisaccioni, Jesi, Italia); nel 2023 Piccolo Mare, (Galeria Fab, Tirana, Albania), 18° Esposizione Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia – Evento collaterale ufficiale Artefici del nostro tempo (Padiglione Venezia, Venezia, Italia); nel 2024 In Motion, Ras Al Khaimah Fine Arts Festival, (Al Jazeera Al Hamra Heritage Village, Ras Al Khaimah, Emirati Arabi Uniti). Tra le pubblicazioni vi sono: Tremitante Chapeau (Italia). 

I salici sopra agli occhi. Ma tu che ne sai. É una poetica installazione fotografica composta da sette fotografie (formato cartoline) poste su di un centrino di cotone beige. Ogni fotografia è una cartolina che l’artista invia utopisticamente ad un destinatario illusorio ma di forte presenza emotiva e sentimentale. L’artista è autoritratta in questa sequenza fotografica, amalgamandosi in un madrigale “d’amor cortese” e sprofondando nella natura, luogo di rinascita per l’arte di Ilaria Feoli, dove ne ritrova ogni volta la strada di “casa”. Il ricevente delle cartoline è proprio la natura e non a caso sul retro esse sono decorate da una serie di francobolli floreali, accompagnati da pensieri e messaggi surreali trascritti manualmente dall’artista stessa, come piccoli poemi amorosi, tracciando il proprio “paesaggio”, il proprio posto in cui poter restare. Il centrino (oggetto antico della tradizione femminile) protegge l’essenza di questo “spettacolo naturale” in cui tutto inizia e tutto finisce, in cui la Bellezza è la “Primavera fiorente”, quella d’un tulipano a Marzo che non sa appassire a Novembre.

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