Marzia Vaccari. Server Donne. AgenziaX. pagine 250

Le idee e le prospettive, le attività e gli artefatti che un gruppo di tecnologhe e femministe ha realizzato a partire dal 1996, anno in cui è comparso in rete il Server Donne. Un’esperienza che ha saputo offrire al web uno sguardo critico sul capitalismo globale delle piattaforme digitali, prima della loro invasione commerciale.

Server Donne è il racconto di un particolare rapporto politico e affettivo con un progetto che ha permesso di anticipare tanti temi, oggi ampiamente dibattuti: la nuova maschera del patriarcato attraverso la “neutralità della tecnologia”, l’industria misogina e sessista di software, algoritmi e intelligenza artificiale.

Attraverso la narrazione, emerge la lotta per l’autonomia e per le infrastrutture pubbliche nel digitale ma anche il conflitto tra libero accesso e logiche proprietarie, simboleggiato dalla frase beffarda “leccami la password”.
Una ricostruzione biografica e storico-archivistica di un modello non egemonico e di una possibile decolonizzazione della sfera informatica. Un percorso di ricerca per trovare utili spunti dalle tracce digitali dell’abitare la rete, con una particolare attenzione alle tecnologie per il recupero delle fonti non più accessibili.

Marzia Vaccari • tecnologa e studiosa dei processi discriminatori del digital gen- der divide, del participation gap e del semantic divide. Insegna presso la Scuola di Scienze politiche dell’Università di Bologna dove tiene il corso Media digitali e gene- re. Scrive e mantiene il blog www.almagulp.it attivo dal 2016.

Un libro che spezza il silenzio sul Server Donne: “Il libro ripercorre la storia di un’infrastruttura unica, alternativa al capitalismo delle piattaforme, che ha osato ‘genderizzare le tecnologie della comunicazione’. Prima che esistessero i ‘recinti dei social’ e l’avvento della ‘ragione algoritmica’ delle AI, un gruppo di tecnologhe femministe aveva costruito macchine femministe. Il motore di ricerca ‘Cercatrice di rete’ sfidava Google. Il ‘Server Donne creava uno spazio digitale ‘privo di censure e gerarchie’. Il sottotitolo del libro Leccami la pas- sword racchiude l’essenza di una battaglia di resistenza: ciò che doveva essere uno strumento di accesso condiviso è diventato simbolo di un’esclusione forzata. Quando hanno chiesto le password al gruppo di tecnologhe che aveva mantenuto in vita per oltre vent’anni il Server Donne, non chiedevano semplici credenziali, ma la sottomissione a un sistema che non comprendeva la passione politica e il valore del lavoro svolto. La password, da strumento tecnico, si è trasformata in metafora politica di ‘resa’ incondizionata.”