Quarant’anni di libri perduti e ritrovati. Raimondo Di Maio, Dantes e Descartes 2024, Napoli. di Patrizia Varone. Immagini di Ludovico Brancaccio.

Entrare nella libreria Dante e Descartes di via Mezzocannone 63 a Napoli, è come entrare in un mare. Onde di libri ai lati di uno spazietto fatto appena per una persona, adatto per raggiungere la scrivania, in fondo, sopra la quale si intravede la parte retrostante dello schermo di un computer.

Dal tavolo da lavoro, sovrastato da altrettante onde di libri, sbucano una fronte sopra un paio di occhiali. È Raimondo Di Maio, il libraio editore che in piena pandemia balzò alle cronache nazionali, e non solo, per essere l’unico editore in Italia di Averno del premio Nobel per la letteratura 2020 Louise Glück.

Accortosi della mia presenza, si alza dalla invisibile sedia dietro la scrivania e mi scruta dandomi il benvenuto.

Mi presento. Inizia una conversazione in cui in pochi minuti si ritrova un nobile e, quasi del tutto scomparso, modo di trattare libri e persone. Accogliente, premuroso, attento ad ascoltare ogni virgola per intuire quale sarà il libro da suggerire.

La libreria Dante e Descartes di Raimondo Di Maio, ha 40 anni tutti, quasi tutti, racchiusi in “Quarant’anni di libri perduti e ritrovati”, edito dalla stessa Dante e Descartes, dove Di Maio racconta sé stesso e fa raccontare agli amici, alcuni presenti oggi solo nei libri, la sua storia.

100 interventi elaboratori da autori, che oggi si arricchiscono di un ulteriore supplemento che raccoglie un’altra decina di testi-amici, a completare, laddove sia possibile raccontare in poche righe 40 anni di vita, una narrazione che è il filo conduttore della vita di Raimondo Di Maio.

Erri De Luca, Roberto Saviano, Ludovico Brancaccio, Antonella Cristiani, editor della Dante e Descartes, Ciro Battiloro, Titti Marrone, José Vincente Quirante Rives, Viola Ardone, sono solo alcuni dei nomi che hanno partecipato all’elaborazione di “Quarant’anni di libri perduti e ritrovati” e che prima che essere autori noti, in primis Erri De Luca “amico fraterno” come scrive Di Maio nel testo introduttivo del libro, sono parte di una grande famiglia costruita nel tempo grazie alla passione per i libri e all’animo gentile e comunicativo.

Restìo a trattare le sue pubblicazioni come oggetti da commercializzare, la sua capacità di intuire la bellezza della scrittura e il sapere intendere le persone che a lui si rivolgono per consigli, sono gli ingredienti del suo successo.

E da editore agisce con lo stesso garbo, competenza e passione. Ne sono un esempio le “Storie in Trentaduesimi”, una linea editata composta da pubblicazioni in piccolo formato 7 per 5, di cui l’ultimo “Le vitamine di Leopardi” è di Ambrogio Borsani.

Un libraio editore resistente, che oggi può vantare la grande gioia di aver percepito la stessa passione che lo muove verso le parole scritte, anche nel figlio, che a piazza del Gesù poco più in là di via Mezzocannone, ha una sua Dante e Descartes.

“Quarant’anni di libri perduti e ritrovati” oltre a racchiudere la storia di una vita di libraio editore al quale brillano gli occhi nel parlare di letteratura, è anche la storia di una resistenza, quella della piccola editoria indipendente, tenuta ai margini del “mercato”, che a colpi di amore e gentilezza, arriva in contesti e raggiunge persone che i grandi supermercati del libro non potrebbero mai intercettare.

“Quarant’anni di libri perduti e ritrovati” ha il sapore antico delle relazioni personali che vincono. A ricordare che i libri, come le persone, hanno un’anima che va ascoltata e conosciuta prima ancora che offerta/venduta.

Un incontro poetico, quello con Raimondo Di Maio, difficile da dimenticare.