1.I suoi ruoli nel mondo della fotografia sono stati molteplici: docente, direttore di museo, critica, vicepresidente di un ente di sviluppo degli studi sulla fotografia. Come e quando nasce il suo interesse per la fotografia?

Ho incontrato la fotografia per caso. Quando stavo terminando i miei studi di Lettere Moderne all’Università degli Studi di Milano, avviandomi a scrivere una tesi di Storia della Critica d’Arte, ho iniziato a lavorare nella redazione della rivista “Progresso fotografico”. Era il 1976. In realtà io ho risposto a una inserzione di una rivista che cercava un correttore di bozze con cultura umanistica e conoscenze di grafica e della lingua inglese. Ero giovane, volevo lavorare, semplicemente. Si trattava di una rivista di fotografia, a quei tempi molto interessante. Avevo i requisiti richiesti e risposi. Mi trovai a far parte della redazione prima di “Progresso fotografico”, poi anche di “Zoom” edizione italiana. A quel punto decisi per una tesi di Storia della Critica d’Arte dedicata alla fotografia, esattamente al tema della memoria. Quando, nell’autunno del 1983, per una crisi interna alle Edizioni Progresso, decisi di lasciare la rivista, lavorai molto brevemente con Lanfranco Colombo alla galleria Il Diaframma/Canon e poi all’inizio del 1984 venni chiamata a insegnare al Centro Bauer. Da quel momento ho portato avanti la mia attività di docente al Bauer, dove ancora insegno, ma anche in diverse università, da Udine a Roma al Politecnico di Milano e attualmente alla IULM di Milano, affiancando a questo la curatela di molte mostre e di progetti di committenza pubblica sul paesaggio contemporaneo, la scrittura di molti saggi e libri, la direzione di una collana di libri che si chiamava Art&, la consulenza con la Provincia di Milano e con la Regione Lombardia per la costituzione di archivi fotografici, la ideazione nel 1996 e poi la direzione scientifica dal 2004 al 2015 del Museo di Fotografia Contemporanea. Attualmente sono impegnata nella mia consueta attività di docenza, nella ricerca, nella scrittura e nel coordinamento delle attività della SISF – Società Italiana per lo Studio della Fotografia.

2.Negli ultimi anni sempre più presenti sono lavori di autori che intersecano culture e linguaggi artistici. Che genere di evoluzioni riconosce o intuisce?

Il lungo processo culturale che viene definito “artificazione”, che ha visto molte espressioni umane che precedentemente non erano considerate arte man mano divenire arte ed essere riconosciute come tale, ha fortemente coinvolto la fotografia. Il cammino della fotografia verso l’arte si può dire che sia iniziato fin dalla sua invenzione (anzi, l’invenzione nasce nel contesto della ricerca artistica oltre che scientifica, come sappiamo), ma, dopo il momento cruciale delle avanguardie di inizio Novecento, ha vissuto una forte accelerazione a partire dagli anni Sessanta-Settanta del secolo scorso, quando molti artisti scelsero la fotografia come strumento di lavoro e nel contempo molti fotografi iniziarono a progettare in modo consapevole ricerche secondo i metodi tipici della ricerca artistica. Nulla di nuovo dunque: si è trattato di una lunga e articolata storia. In anni più recenti, diciamo con il nuovo millennio e anche dietro la spinta del definitivo passaggio dall’analogico al digitale, non solo ogni tipo di lavoro fotografico ricade in modo del tutto naturale nell’ambito dell’arte, ma anche generi fotografici tradizionalmente considerati professionali, come il reportage, o la fotografia di moda, o di design, o la foto industriale, o la cosiddetta fotografia vernacolare, cioè la fotografia amatoriale e la fotografia praticata a livello sociale generale, vengono vissuti dai fotografi e dal pubblico stesso come arte e come tale vengono considerati dalle istituzioni e dal mondo del collezionismo privato.

3.La fotografia costruisce memorie. La fotografia contemporanea crea cultura. Quanto sono determinanti memorie e culture nella costruzione museale e archivistica.

Tutto è cultura. Ogni nostro gesto è cultura. La fotografia contemporanea partecipa a questa costruzione continua di scambio culturale. Si può dire la stessa cosa della memoria: si tratta di una complessa costruzione, del continuo stratificarsi di esperienze e di saperi. Ciò che si costruisce nel lavoro museale, attraverso scelte precise e occasioni che si presentano (di progetti, di acquisizioni di opere, di momenti di studio e di restituzione sociale) viene a costituire una sorta di grande mosaico culturale. Le collezioni di un museo sono in realtà una foresta, un intreccio molto intricato di esperienze. L’archivio è un luogo molto complesso, nel quale non solo si conserva, ma che vede molti significati nascere, coagularsi e diramarsi. E’ molto difficile capire un archivio. E’ luogo di memorie che si incrociano, meglio dire memorie e non memoria: memorie diverse di chi ha prodotto i lavori, di chi li ha commissionati, della comunità in seno alla quale sono nati, di chi li ha scelti per portarli a fare parte delle collezioni, e in seguito di chi ne fruirà, chiunque esso sia per cultura, appartenenza sociale, età, etnia etc.

4.La relazione con i pubblici di un critico, ma ancor più di un direttore museale o di un docente di fotografia, è determinante e quanto pesa nella costruzione di interazioni?

Il lavoro culturale si realizza sempre in rapporto a molti pubblici. Che si tratti di studenti, di cittadini, di turisti, di studiosi, di appassionati, di collezionisti, il lavoro culturale non ha significato, addirittura non esiste se non esistono i pubblici. E’ molto importante tenerne conto e adottare un modo aperto, chiaro, relazionale, semplice di costruire i nostri discorsi e di porgerli. Solo così il nostro lavoro acquista valore sociale e, si spera, raggiunge una qualche utilità e si proietta nel futuro.

 

BIOGRAFIA. Roberta Valtorta (Milano, 1952), storico dell’arte e della fotografia, vicepresidente della SISF (Società Italiana per lo Studio della Fotografia) e membro del comitato scientifico delle riviste universitarie “RSF” (Università degli Studi di Udine) e “Photographies” (University of Westminster, London), ha curato per la Provincia di Milano il progetto Archivio dello Spazio, ha collaborato alla costruzione degli archivi fotografici della Regione Lombardia, ha diretto la collana di libri fotografici Art& (Udine), ha progettato il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo-Milano, di cui è stata direttore scientifico dal 2004 al 2015. Ha insegnato nelle università di Udine, Roma Tor Vergata, Milano Politecnico, dal 1984 insegna ininterrottamente al Centro Bauer e dal 2020 alla IULM Università di Milano. Ha curato molte mostre in Italia e in Europa, numerosi progetti di committenza pubblica sulle trasformazioni del paesaggio contemporaneo, e ha pubblicato libri e saggi sulla fotografia del XX secolo. Tra i più importanti: Mimmo Jodice. Tempo interiore, 1993; Gabriele Basilico. L’esperienza dei luoghi, 1994; Paolo Gioli. Fotografia grafica dipinti film, 1996; 1987-1997 Archivio dello spazio (con A. Sacconi), 1997; La catalogazione della fotografia/La documentazione fotografica dei beni culturali (con G. Guerci ed E. Minervini), 2003; E’ contemporanea la fotografia?, 2004; Racconti dal paesaggio. 1984-2004 A vent’anni da Viaggio in Italia, 2004; Volti della fotografia. Scritti sulle trasformazioni di un’arte contemporanea, 2005; Alterazioni. Le materie della fotografia tra analogico e digitale, 2006; Il pensiero dei fotografi. Un percorso nella storia della fotografia dalle origini a oggi, 2008; Paolo Monti. Scritti e appunti sulla fotografia, 2008; Fotografia e committenza pubblica. Esperienze storiche e contemporanee, 2009; Gabriele Basilico. Milano. Ritratti di fabbriche 1978-1980, 2009; Joachim Schmid e le fotografie degli altri, 2012; Mimmo Jodice, 2013; Luogo e identità nella fotografia italiana contemporanea, 2013; Pietro Donzelli. Terra senz’ombra. Il Delta del Po negli anni Cinquanta (con R. Siebenhaar), 2017; Paolo Gioli. Transfer di volti dell’arte, 2018; La fotografia social. Teorie, pratiche, estetiche ed esperienze dell’immagine digitale, “Mediascape Journal” n. 12, 2019 (con G.Fiorentino e C. Moroni), Francesco Radino. Fotografie 1968-2018, 2019.