UBU di Robert Wilson. di Patrizia Varone

UBU ha la semplicità dello sguardo di un bambino e la bellezza di un’opera d’arte.

La performance scritta, diretta da Robert Wilson, sua scenografia e disegno delle luci, è stata presentata al Galoppatoio della Reggia di Portici sabato 12 e domenica 13 ottobre per il Campania Teatro Festival 2024.

UBU è un testo e una messa in scena ispirato sia a Ubu Roi di Alfred Jarry del 1896 che criticava aspramente la guerra e il totalitarismo, che al fascino dell’artista Joan Mirò verso l’opera di Jarry riflessa in disegni e litografie realizzate negli anni ‘60 e ’70 e in seguito anche nel progetto di pupazzi a dimensione umana. UBU è una pièce sull’avidità e i meccanismi assurdi del potere con una nuova interpretazione che si nutre degli attuali conflitti socio-politici.

La prima esibizione dell’UBU di Robert Wilson venne realizzata nell’anniversario del 125esimo anno della prima messa in scena dell’opera di Alfred Jarry tenendo conto dell’adattamento che Joan Mirò realizzò nel 1978. Wilson crea però una trama in cui il tiranno viene finalmente rovesciato dal pubblico in un’azione simbolica che pone fine al nepotismo.

La rappresentazione ha del fantastico nella delineazione dei personaggi archetipi, che perdono la connotazione del singolo e acquisiscono quella di gruppo, dei costumi realizzati con le pagine dei quotidiani di tutte le città in cui Robert Wilson ha rappresentato UBU, delle luci e delle ombre che sottolineano i momenti significativi e i cambi di paradigma della perfomance, dei movimenti studiati ed essenziali, dei dialoghi volutamente non pregnanti, ridotti a pochi scambi per nulla lineari nella costruzione logica e alternati da silenzi eloquenti scanditi da suoni e rumori che segnano cambi di scena e ritmi.

UBU è un’esibizione dipinta da singolari qualità spettacolari e da una sorta di imprevedibilità. UBU incolla e diverte come in un gioco di saltimbanchi. UBU sorprende in quanto nella sua estrema semplicità contiene riferimenti e riflessioni che arrivano dritti allo spettatore permettendo di toccare con mano l’assurdità del potere e della barbarie. “Ho visto una bambina – racconta, tra le varie condivisioni, Robert Wilson durante l’incontro col pubblico – completamente catturata dalla performance. Quando vedo questo, sono soddisfatto del mio lavoro. Uno spettacolo deve arrivare a tutti”.