ATELIER ARO. dal 25 gennaio e fino al 12 aprile. GAGLIARDI E DOMKE, Torino – Italia. (a cura di Patrizia Varone)

ATELIER ARO si propone di ribaltare questa idea ricreando in un contesto altro, rispetto allo studio dell’artista Elizabeth Aro, la stessa spontaneità con cui si interagisce e si scoprono le opere nel suo laboratorio.

“La mostra – racconta a Med Mag Elizabeth Aro – si divide in due parti, in una delle sale c’è Labyrinth, creata su invito di Domenico Maria Papa, per Art Site Fest, una grande installazione di velluto verde che presenta un labirinto unicursale (particolare tipo di labirinto nel quale il percorso, seppur lungo e complicato, non ha false piste, né possibilità di errore) di quelli primitivi. Il labirinto è un argomento che mi ha sempre intrigata, è l’archetipo di diversi aspetti simbolici, iconografici e rituali tanto nelle culture preistoriche quanto in quelle antiche medievali e moderne. Una delle tante sue simbologie è la comunicazione e il dialogo con le divinità. In molte civiltà il labirinto rappresenta l’itinerario da percorrere per raggiungere la saggezza, il viaggio della vita dopo aver superato una prova, come un rito di passaggio. Simboleggia la sfida, la prova dell’Io e il suo percorso nella vita. Il mio labirinto è fatto in tessuto perché il tessile è un elemento di traduzione simbolica, ma è anche artefatto di relazioni sociali che ci permette di comunicare con una comunità. Kerényi scrive che per capire il labirinto dobbiamo immaginarlo dentro di noi. Questo segna anche la fine di un viaggio essenziale, una sorta di fuga in cui l’uomo cerca le risposte che gli permetteranno di capire il suo posto nel mondo. Per questo credo che necessiti meditare davanti a tanto mistero. Così ho realizzato dei pouf a forma di foglia, le Leaf Bags, con differenti tonalità di velluti verde di Redaelli Velluti, per invitare i visitatori a sedersi e a fissare il labirinto, a fermarsi un attimo per poterne capire il mistero e il viaggio interiore”.

Visitando l’atelier di Elizabeth si può facilmente consolidare l’idea che fili, rocchetto, forbici, e velluti di pregio siano la tavolozza d’elezione con cui si esprime, ma è meglio non fermarsi alla prima impressione. Nella ricerca quotidiana, fotografia, video, pastello, matita, carboncino, sanguigna, vetro, incisione, e poi ancora parole – di altri –, tutto concorre a riempire il lavoro di Elizabeth, a far emergere un sentimento coeso, un pensiero unico e poliforme, un’esperienza etica in cui l’artista invita l’uomo a riflettersi.

“Infatti l’altra sala – continua Elizabeth Aro – è allestita con opere in diversi materiali come disegni, vetro, vetro inciso. Qui incide la mia formazione all’Accademia di Belle arti di Buenos Aires. Esercito il mio pensiero visivo disegnando quasi tutti i giorni. In questa esposizione, in particolare, propongo, modificate, le prime immagini che arrivano in Europa attraverso i libri di Fray Bartolome de Las Casas e Felipe Guaman Poma de Ayala e altri cronisti spagnoli. Questi lavori sono un esercizio visivo di sguardo critico sul colonialismo in quanto ciò che viene raccontato dalla storia spesso è frutto di visioni soggettive, frammentarie o costruite da coloro che detengono il potere”.

Infine accompagnano l’insieme dei lavori esposti, opere dallo sfondo dorato che mettono in evidenza la natura, altro elemento caro all’artista.

Elizabeth Aro è un’artista interdisciplinare argentina. Nata a Buenos Aires, si è laureata in pittura presso la Scuola Nazionale di Belle Arti Prilidiano Pueyrredón e frequentato storia dell’arte presso l’Universidad Nacional de las Artes (UNA). Ha vissuto in Spagna per quindici anni. Attualmente vive e lavora a Milano. Le sue opere sono in musei e spazi pubblici e privati in tutto il mondo. Aro utilizza il tessuto, quasi sempre velluto, per creare installazioni site-specific. La sua produzione si caratterizza anche di disegni, gouache e foto. Molte delle sue opere sono installazioni che modificano la percezione dello spazio da parte dello spettatore. L’artista ritiene che la rottura degli stereotipi di genere sia un importante passaggio culturale, così come lo è una maggiore consapevolezza dell’impatto dell’uomo sugli equilibri della Natura indagando anche temi legati alla formazione dell’identità e alla memoria.