Au coeur de la matrice. Cesare Di Liborio. Jusqu’au 24 décembre 2022. Galerie Vrais Rêves, Lyon. France

Vers un néo-pictorialisme ? par Rémy MATHIEU

En ce premier quart de 21° siècle, la photographie contemporaine trouve ces fondements dans les aspects documentaires de notre monde, dans ses composantes sociales, politiques, environnementales, …

Le travail photographique de Cesario Di Liborio ne s’inscrit pas dans ce champ-là, bien au contraire. Loin d’une vision liée au réel, son travail est en prise sur une esthétique liée au médium photographique lui-même. Il ne nous parle pas du monde qui nous entoure, mais de son monde à lui, fait de répétitions, de labeur et d’obsessions. Le sujet de ses images, quand il y en a un, n’est que pur prétexte, une occasion de création, un champ d’investigations et de recherches. Ainsi, les séries des Icons se déclinent chacune en neuf images, non seulement issues du même sujet, mais du même négatif ; comme neuf interprétations différentes d’une même partition visuelle, comme neuf variations d’une composition musicale. Les séries Super Naturel et Wonder Women suivent un protocole similaire.

C’est la technique du mordançage, technique physico-chimique issue de l’industrie textile, qui permet à Cesario ces variations quasi infinies, en travaillant la matière de l’émulsion photographique, en triturant la gélatine, la malaxant, la teintant, la colorant. Il obtient ainsi des images uniques qui portent toutes une part d’aléatoire et de hasard malgré des années d’apprentissage et de travail laborieux. Dans la série les Âmes errantes, le sujet est tellement peu important qu’il n’existe plus. Ce sont des images photographiques sans relation au réel. Il s’agit en fait d’une pure création de laboratoire, juste l’action de la chimie photographique sur un papier sensibilisé. La lumière elle-même n’est qu’accessoire dans le processus. Là aussi l’aléatoire et le hasard ont toute leur place dans la genèse de ces fantômes venus de nulle part pour investir à jamais l’espace de quelques images.

S’il fallait catégoriser le travail de Cesario Di Liborio, on pourrait parler de photographie plastique, comme on parle des arts plastiques d’une façon générale, on pourrait même utiliser le terme de photographie plasticienne si Dominique Baquet[1] n’en avait donné une définition quelque peu différente. « Un mouvement nouveau entraîne les photographes hors et à rebours des voies où ils avaient coutume de cheminer jusqu’ici. » écrivait Robert de la Sizeranne [2] à propos du pictorialisme à la charnière des 19° et 20° siècles. Cette phrase s’adapte bien au cas présent. On pourrait alors parler d’un néo-pictorialisme. Il faudrait cependant faire abstraction de l’idée largement souscrite que dans ce mouvement l’art photographique doit simuler la peinture et/ou la gravure, ce qui n’est pas le cas non plus. Alors, il reste à chacun d’apprécier les œuvres de Césario Di Liborio pour ce qu’elles sont, c’est-à-dire, des petits bijoux, précieux et raffiné par lesquelles on peut se faire submerger dans un plaisir infini.

[1]             La photographie plasticienne, Dominique Baqué, éditions du Regard, 1998

[2]             La photographie est-elle un art ? Robert de la Sizeranne, édition Hachette & Cie, 1899.

Cesare Di Liborio: “Faccio fotografia perché nel 1983 […] Negli ultimi tre anni ho iniziato ad affrontare un percorso autoriale indirizzato su progetti in opera unica. Ho iniziato ad utilizzare tecniche diverse che rendono l’opera unica in quanto nella realizzazione, una parte del risultato è dettato dalla casualità del procedimento. In questi ultimi progetti che ho sviluppato cerco di esprimere quello che nella mia fantasia è “l’oltre”. Il progetto “Ade” è la rappresentazione di quello che immagino nell’aldilà. Un mondo fantastico dove si entra attraversando il fiume di Caronte e una serie di sipari per entrare in un mondo composto da demoni, angeli e madonne. Il progetto “Wandering souls” è nella mia fantasia la rappresentazione di un insieme di anime erranti che vagano alla ricerca della pace. I progetti “Icons” sono di fatto una serie di indici iconici che rimandano all’icona alla quale è dedicato il progetto stesso. Partendo dall’immagine di una statua progetto “Ade” che all’interno del lavoro fa parte della serie delle Madonne, ho pensato che alcune immagini potessero avere una valenza iconica. Ho deciso di sviluppare questa idea e di approfondire il tema dell’Icona. Dopo l’intervento in Mordançage che fa sì che l’immagine, riproduzione del reale, entri in una condizione irreale, utilizzo l’applicazione della foglia d’oro per far assumere all’immagine una attitudine di icona, come ad esempio, le antiche icone russe raffiguranti la Madonna. La scelta del numero di nove immagini per progetto è un omaggio ad Andy Warhol, che con l’opera delle nove Marilyn sdoganò l’immagine dell’icona da classica a pop. Ad oggi ho sviluppato sei progetti “Icons”. Ognuno di essi è composto da nove immagini ed ha un indice iconico che si riferisce ad un oggetto/icona. “Icons I” è l’immagine di una statua che si riferisce alla Madonna, in “Icons II” ho fotografato un peperone come tributo a Edward Weston e in “Icons III” le calle sono un tributo a Robert Mapplethorpe, per proseguire con “Icons IV” dove la mela morsicata è un chiaro tributo a Steve Jobs, mentre in “Icons V” l’omaggio è a Giorgio de Chirico con Ettore e Andromaca, e per finire in “Icons VI” il tributo va a Vincent van Gogh con l’immagine dei girasoli. La scelta del numero di nove immagini per progetto è un omaggio ad Andy Warhol, che con l’opera delle nove Marilyn sdoganò l’immagine dell’icona da classica a pop. Molti di questi progetti sono ancora inediti. Sempre alla ricerca di quello che nella mia fantasia ci possa essere nell’oltre, ho sviluppato il progetto “Aliens”. In questo progetto, Aliens, l’oltre è quello che non conosciamo, è uno o più mondi alieni dei quali istintivamente abbiamo paura. Queste presenze informi, sospese, fluttuanti, sono nella mia fantasia quello che potrebbero essere alieni che popolano quell’oltre a noi sconosciuto. Contemporaneamente ad Aliens inizia il progetto “WonderWomen”, un omaggio alla donna per la sua forza e la sua bellezza. Utilizza varie tecniche contaminandole fra loro aggiungendo anche tessuti, fiori e pigmenti, ottenendo immagini uniche e irriproducibili. Nello stesso periodo prende forma il lavoro dal titolo “SuperNatural”, terzo omaggio del mio percorso fatto alla natura fotografando una serie di fiori che, attraverso tecniche sperimentali, diventano fiori appartenenti al mondo del fantastico. Nel mio cammino ho avuto la fortuna di incontrare molti maestri, ognuno mi ha regalato un po’ del suo sapere, li ho tutti ben presenti, alcuni di loro mi hanno cambiato la vita, chi per avermi insegnato tecniche di stampa di alto livello, chi per avermi aiutato ad approfondire il tema, chi per avermi aperto la mente e chi per aver creduto nel mio lavoro mostrandolo al pubblico”.