Fuori fuoco: Giorgio Morandi/Cy Twombly. fino al 9 settembre 2024. Spazio Antonioni, Ferrara – Italia.

A Ferrara apre un nuovo museo dedicato a Michelangelo Antonioni che, oltre a raccontare il grande regista attraverso i materiali del ricco archivio personale affidato alla sua città natale, si prefigge di essere, come indica il nome, uno “spazio” dinamico e fluido, entro il quale saranno messi in luce e studiati i rapporti tra Antonioni e gli artisti, i cineasti, e gli intellettuali che lo hanno influenzato o che continuano a essere da lui ispirati.

Il primo progetto volto a evidenziare le connessioni tra Antonioni e le arti visive è Fuori fuoco, mostra curata da Andrea Bruciati e organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte in collaborazione con Istituto Villa Adriana e Villa d’Este – VILLÆ che si avvale dei prestiti del Museo Morandi di Bologna, della Galleria Mattia De Luca di Roma e della Fondazione Nicola Del Roscio di Roma.

L’esposizione ha l’obiettivo di mettere in luce la diversa traduzione artistica del canone naturalistico proposta da Giorgio Morandi (Bologna, 1890-1964) e Cy Twombly (Lexington, 1928 – Roma, 2011) attraverso un confronto inedito con Michelangelo Antonioni (Ferrara, 1912 – Roma, 2007), il cui rapporto con la pittura ha radici antiche. Si avvicinano opere apparentemente lontane per stile e iconografia che al contrario, nella loro ragion d’essere, risultano estremamente affini alla visione poetica del cineasta. I dipinti di Morandi e gli scatti fotografici “di natura” di Twombly, accostati ai materiali dell’archivio esposti in museo e all’eredità concettuale del regista ferrarese, sottolineano l’innovativa esplorazione dei dispositivi della visione compiuta dai tre artisti. La mostra consente di riscoprire il lato più intimo della loro ricerca alla luce sia della tradizione storica che connota i generi, sia del nuovo sentire del loro tempo, che si manifesta in un alfabeto minimo, un linguaggio solo in apparenza semplice che al contrario esprime l’essenza della realtà. Mentre Morandi la indaga ostinatamente dipingendo paesaggi solitari e nature morte fatte di oggetti comuni; Twombly traduce in emozione gli stimoli provenienti dalla natura con un linguaggio rapido e vibrante. La luce, la morfologia sfocata dei frammenti, le coordinate compositive e la loro iterazione sono elementi che legano l’opera di questi artisti alla visione di Antonioni. Si tratta infatti di tre autori che hanno compiuto un’indagine capillare e nel contempo assolutamente innovativa dei dispositivi della visione: nelle sale del nuovo museo ferrarese si potranno così ammirare dipinti del primo e immagini fotografiche del secondo a stretto contatto con il materiale documentale e l’eredità concettuale del cineasta.

L’esposizione sarà l’occasione per riscoprire il lato più intimo dell’arte dei due grandi maestri del Novecento, alla luce sia della tradizione storica che connota i generi, sia della mutata sensibilità soprattutto del secondo dopoguerra: per entrambi si giunge in effetti ad una sorta di alfabeto minimo, un linguaggio solo in apparenza semplice, per esprimere al contrario una realtà che enuclea l’essenza, la casualità, il lato forse più autentico del reale. Se infatti i soggetti di Morandi sono fenomenologici per il loro variare minimo nelle declinazioni di una forma, il tema del paesaggio contribuisce alla medesima affermazione di un tempo presente sempre differente, ora frutto di un’analisi strutturale volta all’estrema sintesi, che rivela una grande potenza espressiva ed una intensità concettuale del tutto nuova. Parimenti anche per Twombly si assiste ad un linguaggio fatto di scatti veloci che precorrono la fibrillazione segnica della sua produzione, intima e relazionale, immediatamente successiva. La luce, la morfologia sfocata dei frammenti, le coordinate compositive che giocano con la luce, sono in realtà in coerenza e senza soluzione di continuità con la produzione pittorica.